La situazione in India e in Myanmar
Lo scorso fine settimana, le forze armate sono state dispiegate in varie zone dell'India per sedare la protesta dei contadini contro le riforme agricole. La rivolta ha visto il suo culmine il 26 gennaio scorso durante le celebrazioni per la Festa della Repubblica quando gli agricoltori, a bordo dei loro trattori, hanno portato scompiglio durante la parata militare. Centinaia di poliziotti sono stati feriti. Il governo indiano invoca cautela. A Nuova Delhi, dieci stazioni della metropolitana sono state chiuse e sono stati allestiti posti di blocco agli incroci principali.
Lo scorso novembre gli agricoltori hanno chiesto a gran voce l'annullamento delle riforme volte a liberalizzare il mercato agricolo, minacciando di proseguire l'azione di rivolta se il governo non revocherà le nuove leggi. Come conseguenza della protesta i vertici governativi hanno bloccato l'accesso ad internet, ai social network e sospeso l'erogazione dell'acqua.
Il governo indiano afferma che queste misure hanno lo scopo di "mantenere la sicurezza pubblica". Queste drastiche risoluzioni hanno avuto una risonanza a livello mondiale, suscitando la reazione di personaggi pubblici come la cantante Rihanna, l'attivista svedese Greta Thunberg, la nipote del vicepresidente americano Kamala Harris, di origine indiana, e Jim Costa, membro democratico della Commissione per gli Affari Esteri del Congresso americano. Il ministero indiano per l'informazione tecnologica ha ordinato a Twitter di bloccare tutti i contenuti con l'hashtag "#ModiPlanningFarmerGenocide", pubblicati sulla piattaforma. Sebbene gli account siano stati successivamente sbloccati, la presa di posizione delle autorità potrebbe suonare come un tentativo di ostacolare la libertà di espressione.
Nelle ultime settimane, l'India non è stato l'unico Paese a bloccare l'accesso ad Internet minando il diritto all'informazione. Il colpo di stato in Myanmar ha portato al blocco di Facebook, Twitter e Instagram. Oggi Facebook è la principale fonte di informazione e comunicazione nel Paese, soprattutto per gli espatriati. Alcuni cittadini birmani si sono serviti del social network per fomentare la protesta, portandone quindi al blocco. Dopo che hanno cominciato a postare anche su Twitter e Instagram, sono stati bloccati anche questi.
Lo scorso novembre, il partito della Lega nazionale per la democrazia (NLD), guidato da Aung San Suu Kyi, vince le elezioni a discapito del Partito per la solidarietà e lo sviluppo dell'Unione (USDP), sostenuto dalle forze armate. I militari contestano il risultato delle elezioni, accusando la NLD di brogli. Il 1 febbraio, l'esercito arresta i rappresentanti del partito di maggioranza, tra cui il capo del governo Aung San Suu Kyi, ed assume il potere con un colpo di stato.




